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14 giugno 2020

Addio ad Alberto Alesina, economista curioso e ironico

Tra i più grandi economisti di sempre e tra i fondatori della politica economica, di lui si è spesso vociferato come papabile vincitore del Nobel. Docente ad Harvard ed editorialista del Corriere della Sera, Alesina era un accademico schietto e dal pensiero originalissimo, ma era anche un uomo curioso, ironico e dal sense of humour non comune. Come quella sera ad Harlem...

20 giugno 2014: Alberto Alesina prendeva la parola alla Global Conference di New York, che allora si chiamava Bocconi Alumni American Conference. Il suo intervento aveva un titolo che era pane per i suoi denti: “State of Economy: Compare recent trends and outlook in the Americas and Europe”. Conquistò la platea - e non solo la platea.

La sera prima della Conference, infatti, Alberto si aggregò con naturalezza a uno sparuto gruppo di noi dell’ufficio Alumni per una serata al Minton’s, uno storico jazz club ad Harlem. Una cena distensiva, in attesa delle molte ore di lavoro dell’indomani.
Parecchio intimiditi da quel professorone di Harvard in odore di Nobel, pensammo - con un certo terrore - che avremmo parlato di economia tutta sera, con inevitabili scivoloni davanti alla sua sapienza.

E invece. E invece.
Arrivò scarmigliato insieme alla moglie Susan e prese posto a metà della tavolata. Poi, con un incipit fulminante, ci rassicurò: “Allora, stasera non si parla di economia: a quella ci pensiamo domani. Parliamo di musica, di vacanze e di quello che vi pare”.

Lo guardammo con un misto di meraviglia e riconoscenza mentre lui si infilò subito in un discorso su ex fidanzate/i e gelosie correlate. Non conosceva nessuno di noi, eppure interagiva come un vecchio compagno di scuola, raccontandoci di queste cene di networking americane in cui ti sposti di posto per chiacchierare un po’ con tutti. A uno di questi eventi con la moglie, gira che ti rigira, si ritrovò a sua volta seduto vicino a un’ex fidanzata.

E così Alberto tenne banco tutta sera, un po’ come il jazz: ritmo e improvvisazione. Curioso e coinvolto, passava da una domanda all’altra in modo inaspettato, ghiottissimo di dettagli – ben più della bistecca che gli era davanti. Poi si lanciò in domande a raffica sui posti più belli in cui andare in vacanza, con lui che magnificava le bellezze della montagna e l’altra metà dei convitati che provavano a convincerlo sul fascino della spiaggia.
Un Alumnus tra gli Alumni, un amico tra amici – e mai come quella sera ne avemmo conferma più grande. Anche quando, dopo due ore, si rese conto che la sua bistecca era diventata immangiabile.
E ne ordinò un’altra.

L’Alberto studente bocconiano, nel ricordo del prof. Mario Monti.
Laureato al DES nel 1981, Alesina nel 1986 aveva ottenuto PhD ad Harvard: una carriera sfolgorante che è sempre stata motivo di orgoglio della sua Alma Mater, alla quale è rimasto sempre legato, fino a diventarne Visiting Professor.

Ma Alesina si era distinto già da studente, tanto che proprio il prof. Monti lo ha ricordato così, in una lettera aperta al Corriere della Sera: “All’avvicinarsi della tesi di laurea, nel 1979, Alesina intensificò le visite al mio ufficio, che condividevo con tre colleghi di Istituto. Piano piano, inanellando discussioni sempre più approfondite – lui doveva chiedersi «chissà se riesco a fare la tesi con Monti», io ripetevo tra me e me «vorrei proprio prendermelo io questo Alesina pieno di talento» – concordammo una tesi sul tema «Inflazione, indicizzazione e stabilità: un’analisi teorica». In quegli anni incoraggiavo i miei studenti ad impegnarsi su temi che comportassero solide basi teoriche, ma tenendo gli occhi ben aperti su quello straordinario «laboratorio» nel quale vivevamo  un Paese, l’Italia, che aveva attraversato una crisi dopo l’altra, con un intreccio di inflazione, disavanzi pubblici, squilibri nei conti con l’estero non riscontrabili altrove...”

L’adorazione degli studenti e il quid della semplificazione.
E’ impossibile riassumere in poche righe la portata degli studi di Alesina - e in fondo non è quello che vogliamo fare con questo saluto. Di certo, vanno menzionati due suoi punti chiave: quella straordinaria capacità di spiegarti l’economia in modo semplificato e diretto e il sapersi porre come docente-mentore, sempre alla mano, protettivo e stimolante. Un approccio che l’ha portato a una sana idolatria da parte dei suoi studenti, che lo adoravano solo come si può adorare il tuo miglior amico che ne sa più di te.

A ogni modo, quella sera ad Harlem fu impossibile convincerlo sulla bontà della spiaggia. Alberto ha continuato a macinare km tra le sue amate vette, dove lo scorso 23 maggio l’ha colto un attacco cardiaco, mentre camminava accanto alla moglie.
E per un uomo abituato a viaggiare ad alta quota, forse questa è l’uscita di scena che avrebbe voluto.